La Sicilia #3

PACHINO. Si è consumato all’interno: di un convegno sulla decisione della Corte Costituzionale di cancellare la legge sull’istituzione delle riserve, lo scontro tra amministrazione comunale, Consorzio IGP e organizzazioni venatorie locali. Al convegno, organizzato dal consorzio di tutela in collaborazione con l’ordine degli avvocati di Siracusa, ha preso parte anche Agatino Cariola, docente di diritto costituzionale all’università di Catania, che ha messo in risalto l’innovatività della sentenza della Consulta ottenuta a seguito di un ricorso portato avanti nel tempo da diverse aziende locali e dallo stesso Consorzio Igp. Per il costituzionalista la novità ed il valore innovativo della sentenza sta nel fatto che la Corte Costituzionale ha riconosciuto la necessità di concertare i destini del territorio con gli enti locali comunali, mentre in passato la concertazione si fermava ad un livello più alto e dunque solo con la regione.
Per Cariola ora è necessario, al fine di istituire la riserva, approvare una nuova legge regionale. Da qui il necessario intervento di precise scelte politiche che adottino indirizzi precisi. Ed è sulle scelte politiche che si è consumata la frattura tra i vari organismi. Il consorzio Igp con il suo vicepresidente Massimo Pavan ha evidenziato delle discrasie tra gli intenti della casa municipale volti comunque a non dire di no in maniera preconcetta all’istituzione di una riserva, e gli obiettivi del consorzio e dell’agricoltura intensiva, incompatibili con le tutele più restrittive. “Ci spiace constatare Come la decisione di non opporsi all’istituzione delle riserve, -ha affermato Pavan- sia stata il frutto di consultazioni non ufficiali che ha escluso del tutto il consorzio che si è fatto promotore di una battaglia legale che ha portato all’incostituzionalità della legge su parchi e riserve. L’istituzione di una riserva sarebbe gravemente nociva per gli operatori che gravitano attorno al mondo dell’agricoltura. La presenza di una riserva, infatti, ammette solo le colture biologiche che rappresentano solo un’utopia per la tipologia di coltivazioni praticate nel territorio che richiedono trattamenti incompatibili con le colture di tipo biologico”. Ma lo strappo maggiore si è consumato tra l’amministrazione comunale e il comitato per la gestione dei Pantani della Sicilia Sud Orientale secondo cui “il totem che ha il sindaco delle riserve è frutto di una convinzione errata”. Per il rappresentante del comitato Rosario Cugno, la riserva non s’ha da fare perchè “i territori pachinesi non hanno i requisiti previsti dalla legge. Gli unici vincoli di cui parlare sono quelli legati alle zone Sic (siti di interesse comunitario) e Zps (zone a protezione speciale)

Fonte: La Sicilia | 21/09/2014

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