La Sicilia #2

PALERMO. La disciplina delle aree protette, contenuta nella legge n. 394 del 1991, rientra nella competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente prevista dall’art. 117 della Costituzione e neanche la Regione Siciliana, nonostante goda di uno Statuto speciale, può modificare il quadro normativo di riferimento. È quanto sancito dai giudici della Consulta che hanno dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli 6 comma 1 e 28 com-mi 1 e 2 della legge della Regione Siciliana del 6 maggio 1981, n. 98 (Norme per l’istituzione nella Regione siciliana di parchi e riserve naturali), nella parte in cui stabiliscono forme di partecipazione degli enti locali nel procedimento istitutivo delle aree naturali protette regionali diverse da quelle previste dall’arti-colo 22 (Norme quadro relative alle aree naturali protette regionali) della legge o. 394. L’articolo 117. della Carta riguarda, al comma 1, la potestà legislativa, che «è esercitata dal-lo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vin-coli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali». Il secondo comma indica le materie in cui lo Stato «ha legislazione esclusiva»: Tra queste, al punto “S”, «la tutela dell’ambiente, del-l’ecosistema e dei beni culturali». La dichiarazione di incostituzionalità riguarda il comma 1 dell’articolo 6 (Istituzione e gestione dei parchi regionali e delle riserve naturali) della legge 98/81: «In attuazione del piano regionale di cui all’art. 5 (Norme per la predisposizione del piano regionale dei parchi e delle riserve naturali) si provvederà all’istituzione dei parchi e delle riserve con decreto dell’assessore regionale per il Territorio e l’ambiente, previo parere del Consiglio regionale», Pure incostituzionali, dell’articolo 28 (Pubblicità degli atti) della stessa legge regionale, il collima 1: «Le proposte di cui all’articolo 4, lettera a, quelle relative agli articoli 26 e 27 e il programma pluriennale economico-sociale di cui all’articolo 19 debbono essere resi di pubblica ragione mediante pubblicazione degli atti presso i comuni interessati»; e il comma 2: «Entro trenta giorni dalla pubblicazione, privati, enti, organizzazioni sindacali, cooperativistiche, sociali potranno presentare osservazioni su cui motivamente dovrà dedurre l’ente o l’ufficio proponente e che dovranno formare oggetto di motivata deliberazione da parte dell’en-te preposto all’approvazione degli strumenti suddetti contestualmente alla stessa approvazione». La sentenza, pubblicata ieri sulla Gurs, è scaturita dai ricorsi presentati al Tar della Sicilia dal “Consorzio di tutela della Igp pomodoro di Pachino”, dalla “Azienda agricola ittica Spatola Francesco & C. ” e da “Acqua Azzurra spa” nei confronti dell’assessorato regionale del Territorio e dell’ambiente, per l’annullamento del decreto del dirigente generale del dipartimento regionale dell’Ambiente n. 577 del 27 luglio 2011, con il quale è stata istituita la riserva naturale “Pantani della Sicilia sud orientale”.

Fonte: La Sicilia | 13/09/2014

Privacy Policy Cookie Policy