CONCETTI, PROPOSTE E IDEOLOGIA DEL COMITATO

COMITATO PER LA GESTIONE  E TUTELA DEI PANTANI DELLA SICILIA SUD ORIENTALE E TERRITORI LIMITROFI

L’associazione S.O.S. Pantani “Comitato per la gestione e tutela dei pantani della Sicilia sud orientale e territori limitrofi”, che ha per simbolo un pomodoro e un’anatra, è nata a difesa del nostro territorio da anni tartassato da vincoli imposti, senza tener conto delle attività produttive e tradizionali della zona, individuata da responsabili regionali con un semplice colpo di penna su una carta topografica peraltro vecchia di cinquant’anni. Ci sembra allora opportuno fare una breve storia della “violenza” esercitata sul nostro territorio negli ultimi 25 anni.

Nel 1991 con decreto n.970 dell’Assessore regionale al territorio e ambiente viene approvato il piano regionale dei parchi e delle riserve naturali in Sicilia. Tra le numerose riserve individuate dal Piano c’era quella dei Pantani della Sicilia sud Orientale, che avrebbe dovuto essere istituita con un successivo decreto ad hoc. Grazie però alla decisa reazione delle popolazioni di zona, primi fra tutti gli agricoltori, i cacciatori e i pescatori amatoriali non se ne fece nulla.

Dopo alcuni anni, la regione torna all’attacco (questa volta con un decreto dell’Assessore all’agricoltura e foreste pro tempore, Salvatore Cuffaro) e istituisce l’oasi faunistica per il rifugio della selvaggina “pantani della Sicilia sud-orientale”, che di fatto, non essendo riserva naturale, salvava l’agricoltura per colpire solamente la tradizionale attività di caccia agli anatidi e di pesca amatoriale nelle acque interne. Le principali associazioni venatorie fecero quindi ricorso al TAR di Catania che sospese il suddetto decreto istitutivo dell’oasi, dando ragione ai cacciatori con Ordinanza n. 2535/99, a cui segui la revoca del decreto da parte dello stesso Assessore.

Intanto la zona interessata subiva una forte antropizzazione e uno sviluppo agricolo all’avanguardia votato principalmente alle colture in serre. Pertanto erano venuti meno i requisiti richiesti dalla legge per poter istituire una riserva naturale in quel territorio.

Nel 2006 tutte le zone umide della Sicilia Sud Orientale e territori limitrofi con decreto ARTA del 5/5/2006 vennero malauguratamente e incomprensibilmente dichiarati siti di interesse comunitario (SIC) e zone di protezione speciale (ZPS) dove l’agricoltura, la caccia e  la pesca venivano limitate con regole alquanto rigide. Ma questa volta ci fu non solo la reazione delle Associazioni venatorie, ma soprattutto quella degli agricoltori del territorio e perfino dell’Amministrazione comunale di Pachino, mediante i relativi ricorsi al TAR di Catania, che, con ordinanza 150/2007, sospese l’esecuzione del suddetto decreto, invitando la Regione a confrontarsi col comune di Pachino circa la rideterminazione della perimetrazione dell’area, indicata nel decreto, ricadente nel suo territorio. Ad oggi, risulta che il comune di Pachino, nonostante l’invito della Regione, non abbia fatto alcuna proposta in merito.

Nonostante tutto, dopo più di vent’anni dal famoso decreto assessoriale n. 970 del 1991, “il mostro” si risveglia e con decreto n.577 il Dirigente generale dell’assessorato all’ambiente (e non l’Assessore come la legge imporrebbe!) istituisce la riserva naturale “Pantani della Sicilia sud-orientale” (su un territorio già ampiamente protetto dall’istituzione dei SIC e delle ZPS) col risultato che nella zona non solo sono vietate la caccia e la pesca tradizionali, ma è anche vietata l’agricoltura intensiva e la serricoltura, motore economico delle popolazioni locali (vedi il Pomodoro IGP di Pachino).

Vengono allora proposti ben cinque ricorsi al TAR di Catania dalle associazioni venatorie, dal Consorzio IGP di Tutela Pomodoro di Pachino, dal sig. Corrado Spatola la cui proprietà ricade nell’area di riserva, dall’Acqua Azzurra S.P.A. la cui struttura di pescicoltura ricade anch’essa nella riserva e soprattutto dal Comune di Pachino.

In attesa dell’esito dei suddetti ricorsi, una delegazione di cacciatori e agricoltori viene ricevuta dall’allora presidente della Regione, On. Raffaele Lombardo, il quale promette di risolvere il problema venendo incontro alle legittime richieste dei cacciatori e degli agricoltori: promessa mai mantenuta!!!

Il 27/02/2013 il TAR di Catania solleva la questione di legittimità costituzionale della L.R. 98/81 (norme per l’istituzione nella regione siciliana di Parchi e Riserve) e il 9 luglio del 2014 la Corte Costituzionale, si pronuncia dichiarando l’illegittimità della L.R. 98/81 nella parte in cui si stabiliscono forme di partecipazione degli enti locali nel procedimento istitutivo delle aree naturali protette regionali. Pertanto, decade il decreto n.577 istitutivo della riserva naturale “Pantani della Sicilia sud-orientale” e non solo quello…

Sarà ora il TAR di Catania a rendere esecutiva la sentenza della Corte Costituzionale nell’udienza del prossimo 11/03/2015.

La nostra associazione è aperta a tutti i cittadini, ai quali chiediamo di sostenerci con il tesseramento. I cittadini saranno informati delle nostre iniziative tramite la stampa, Internet e i Social Network.

E’ nostra intenzione chiedere finanziamenti per l’assegnazione di borse di studio a giovani biologi, ornitologi, agronomi, preferibilmente locali per studi e ricerche sulle zone umide del nostro territorio.

Vogliamo promuovere corsi di educazione ambientale, agricola e venatoria e organizzare con le scuole gite e percorsi ricreativi lungo le rive degli specchi d’acqua per osservare e fotografare flora e fauna acquatiche. Tutto ciò anche nell’ottica di creare nuovi posti di lavoro. Sono già molti i cittadini di svariati ceti sociali e professioni che hanno aderito al nostro progetto, in cui crediamo fortemente e ce ne saranno tanti altri ancora!!!

PRINCIPIO GUIDA ECOLOGICO PER LA CONSERVAZIONE DELLE AREE NATURALI

Il principio guida sulla conservazione delle zone umide (The Ramsar Convention Manual- Ramsar Convention Bureau 1994) recita testualmente: “L’uso sostenibile delle risorse ed il coinvolgimento delle popolazioni locali sono i fattori chiave per il successo di qualsiasi iniziativa di conservazione delle zone umide”. Solo l’utilizzo delle risorse naturali (agricoltura, caccia e pesca) consente il coinvolgimento delle popolazioni locali e l’accettazione della zona umida come elemento naturale da mantenere e conservare nel tempo. Di conseguenza, qualsiasi iniziativa che penalizzi le tradizioni locali diventa una minaccia per la sopravvivenza stessa della zona umida e dell’avifauna che la popola. Tale principio guida, con l’imposizione dall’alto della Riserva naturale, era stato calpestato, come sancito anche dalla recente sentenza della Consulta.

CONCETTI BASE PER UN’ARMONICA GESTIONE DELLE ZONE UMIDE DELLA SICILIA SUD-ORIENTALE

1. In tutto il comprensorio dei Pantani della Sicilia sud-orientale si è sviluppata una qualificata agricoltura intensiva, specie in serra, che produce orto-frutta e primizie di eccellente qualità(vedi pomodorino IGP di Pachino), esportate in tutta Europa. Questa attività non sarebbe stata consentita in una Riserva naturale.

2. Nei Pantani della Sicilia sud orientale esiste già la tutela dell’area SIC e ZPS derivanti dalle direttive europee Habitat (SIC) e Uccelli (ZPS). In queste aree, qualsiasi progetto o piano deve essere sottoposto a Valutazione d’incidenza; inoltre sono già in vigore i divieti del decreto Pecoraro Scanio “Criteri Minimi Uniformi per SIC e ZPS”. Ne consegue che ad oggi non esistono rischi per la trasformazione ambientale delle aree umide in questione e dei terreni circostanti.

3. Una Riserva Naturale funzionante, per il suo mantenimento, prevede ingenti finanziamenti pubblici. Nelle Province di SR e RG, nel cui territorio ricadono i pantani della Sicilia sud-orientale, esistono già varie riserve naturali ( Vendicari, Foce Ciane e Saline di Siracusa, Saline di Augusta, Foce Fiume Irminio, Cavagrande Cassibile…); creare altre Riserve naturali sarebbe stato un ulteriore spreco di denaro pubblico.

4.Nell’area dei pantani della Sicilia sud orientale esiste una forte tradizione venatoria verso gli uccelli acquatici, nel rispetto degli equilibri naturali, così come evidenziato dalla direttiva UE 147/2009/CE “Uccelli”, dalla legge nazionale 157/92 e regionale 33/97, le quali consentono la caccia ad un numero limitato di specie. Il divieto assoluto di caccia nei suddetti pantani derivante dall’istituzione di una riserva naturale, avrebbe del tutto precluso l’attività venatoria anche nei confronti di specie non in pericolo di estinzione, calpestando quanto consentito nel resto d’Italia ed in Europa.. L’avifauna acquatica è una risorsa naturale rinnovabile e come tale è sfruttabile secondo i principi dell’utilizzo sostenibile. Nell’area dei pantani, viste le peculiarità, è possibile instaurare una gestione particolare della caccia, sull’esempio di quanto esistente in altre regioni italiane (es. Laguna di Orbetello, Lago di Lesina, Laguna di. Venezia, aree pre-parco delta del Po etc.). Inoltre, molti sono anche gli appassionati di pesca nelle acque interne dei suddetti pantani ed anche quest’attività alieutica non sarebbe stata consentita in una Riserva naturale.
E’ alquanto evidente che AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA, con i relativi indotti, SONO IL MOTORE ECONOMICO DELL’INTERO COMPRENSORIO DEI PANTANI IN QUESTIONE. Pertanto, sarebbe opportuno che “la politica locale” affrontasse la problematica con più sensibilità di quella dimostrata sino ad ora, senza girarsi dall’altra parte come spesso è accaduto anche nel recente passato…!

PROPOSTE PER LA SOLUZIONE DEI CONFLITTI.

Per quanto riguarda l’agricoltura, premesso che anche nei SIC (Siti d’Interesse Comunitario) non è consentito l’impianto di nuove serre né il rinnovo delle concessioni per quelle già impiantate,si propone il ridimensionamento dei confini dei suddetti siti ad una fascia non superiore ai 100 metri dai bordi degli specchi d’acqua; fuori da questa fascia sarebbe così possibile mantenere ed impiantare serre.

Per quanto riguarda la caccia e la pesca, il divieto totale di caccia e pesca su tutti gli specchi d’acqua rappresenta un evidente squilibrio a danno dei cacciatori e dei pescatori. Tutto questo può essere superato attraverso un semplice regolamento che consenta una caccia ed una pesca regolate, lasciando alcuni specchi d’acqua al rifugio dell’avifauna.
E’ compito principalmente dei Comuni nel cui territorio ricadono i suddetti pantani avanzare proposte alla Regione, a tutela delle tradizioni fortemente radicate e degli interessi delle popolazioni locali nel rispetto delle esigenze di tutti (Agricoltori, Cacciatori, Pescatori e Ambientalisti) come si evince dalle proposte avanzate da questa associazione

La Commissione Tecnica dell’Associazione:

Rosario Cugno Garrano (Medico)
Giuseppe Cugno Garrano (Geologo)
Michele Sorrenti (Biologo)
Antonino Cucurullo (Ingegnere )
Corrado Falconieri (Agronomo)
Sebastiano D’Amico (Agronomo)
Corrado Leanti (Geometra)

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