COMUNICATO UFFICIALE: Commento all’articolo de il Fatto Quotidiano sulle vicissitudini economiche di Legambiente

Ecco un estratto dall’articolo de il Fatto Quotidiano in merito alle vicissitudine economico-organizzative riguardanti l’associazione “no-profit” Legambiente.
>>La principale organizzazione ambientalista italiana ha quote in alcune società, come Azzero CO2 che investe sulle fonti rinnovabili grazie anche agli incentivi pubblici e ha come clienti alcuni colossi dell’energia. Oltre ai potenziali conflitti di interesse, c’è il rischio di incompatibilità tra affari e settore non profit di utilità sociale. La replica dell’associazione: “Il nostro impegno concreto è utile a indirizzare le scelte industriali e ambientali del Paese”<< CLICCA SUL LINK SOTTOSTANTE PER LEGGERE L'INTERA INCHIESTA. Fonte: Il Fatto Quotidiano | 10/06/2014 Vai all’Articolo Completo

IL NOSTRO COMMENTO ALL’ARTICOLO:

Riteniamo opportuno pubblicare sul nostro sito un articolo giornalistico de “ Il Fatto Quotidiano” del giorno 10 Giugno 2014 a firma di Luigi Franco, dove viene messo in evidenza come certe associazioni ambientalistiche “ fanno business con l’ ecologia “. Come è noto, la Corte Costituzionale ha recentemente dichiarato illegittima l’ istituzione nel nostro territorio di una riserva naturale, che includendo a macchia di leopardo(cosa mai vista ….) tutte le nostre zone umide e i terreni limitrofi, avrebbe “mummificato” circa 2.000 ettari dell’ esiguo territorio di Pachino che non supera i 6.000 ettari.
La gestione di una riserva naturale comporta l’ impegno di denaro pubblico, che mal si concilia con la crisi economica che stiamo vivendo. C’è poi il sospetto che qualche organizzazione potrebbe fare business con i finanziamenti regionali ed europei che immancabilmente verrebbero erogati, magari per un banale studio su una pianta o un animale.
Il nostro sospetto è suffragato dalla Corte dei Conti della Sicilia che, nella sua recente relazione annuale, ha decisamente stigmatizzato la dilagante corruzione nella nostra Regione, spesso derivante dallo sperpero di denaro pubblico per futili motivi e per fini poco chiari …. Senza parlare del danno che una riserva arrecherebbe non solo al mondo agricolo, al quale sarebbe impedito di produrre primizie ortofrutticole in serra con grave ricaduta economica, ma anche al mondo venatorio (oltre che a quello alieutico) al quale sarebbe negato l’esercizio di una “passione” che da secoli si tramanda da padre in figlio, il cui indotto peraltro è fonte di posti di lavoro.

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