ARTICOLO DI RILIEVO: I tempi in cui i pantani creavano ricchezza

Le aree umide e i pantani nei dintorni di Pachino e Portopalo, ancora più estese in passato che oggi, costituivano il fulcro di attività importanti per l’economia di tutto il territorio. Tra queste vanno citate: la produzione delle canne e l’allevamento di pesci. Le canne erano materia prima indispensabile per l’edilizia e venivano ampiamente utilizzate anche in agricoltura per costruire recinzioni e barriere frangivento. Costituivano inoltre la base per la costruzione di tanti utensili. Le canne si mietevano a tempo debito in prossimità delle acque stagnanti, dove crescevano copiose. Per l’allevamento ittico si utilizza-vano dei piccoli canali attraverso i quali le anguille e i cefali venivano attirati verso i corsi d’acqua dolce (le saje). La prima pesca avveniva verso il periodo natalizio, dato che per tradizione le anguille solevano essere utilizzate per alcuni piatti tipici di questo periodo (“mpanata cche’ nciddi”).
Venivano pescate dopo aver svuotato i canali a mano coi secchi. Appena pescate si pesavano e si conservavano in grandi ceste in canna. La seconda pesca veniva fatta prima dell’estate. I cefali abbonda-vano soprattutto in questo periodo. Venivano consumati freschi o conservati attraverso salatura con l’uso di erbe aromatiche. L’attività era molto redditizia e permetteva di creare numerosi posti di lavoro. La tradizione della pescicoltura col passare dei decenni andò pian piano a scomparire. Tra i proprie-tari dei pantani vi erano: i Bruno, i Lo Iacono, i Nobile, i Giuliano e gli Spatola. Don Ciccino proprietario della palude del Baro-nello nei pressi delle Concerie si dedicò per molti anni a questo tipo di pescicoltura. I pesci di grandi dimensioni venivano venduti sui mercati anche lontani, mentre quelli più piccoli si impiegavano come esca per la pesca.

Fonte: Emanuele Nobile

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